Natale, il sistema ed io

Tu ed io costituiamo il sistema stesso che incolpiamo per i problemi del mondo, illustrato chiaramente a Natale quando derubiamo la nostra fragile terra nei negozi del centro in nome di Gesù. Quale modo migliore per celebrare la nascita di Cristo quest’anno che unirsi sotto la bandiera della libertà e della giustizia e dimostrare pacificamente per porre fine alla fame e alla povertà in tutto il mondo, scrive Mohammed Mesbahi. 


Quando siamo delusi dai nostri politici e afflitti dai problemi della nostra società, ci pare che ci sia un tipo di sistema marcio là fuori. Senza esitazione, critichiamo e incolpiamo il sistema. A dire il vero, tuttavia, non esiste “il sistema” ma esistiamo solo tu ed io nel nostro modo di vita insulare e compiaciuto in cui non facciamo quasi nulla per cambiare la situazione mondiale con ogni giorno che passa. Il momento in cui guardiamo il mondo e diciamo ‘che sistema marcio’, noi malpercepiamo la realtà e creiamo una divisione fra noi stessi e i problemi dell’umanità. Quanto è strano osservare il fenomeno della propria mente separarsi dal resto dell’umanità, e poi definire il sistema come qualcosa di diverso da noi quando, in realtà è il risultato della nostra creazione reciproca.

Osservando i politici che litigano in televisione, per esempio, è probabile che cambiamo partito se il nostro partito manca ancora a un’altra promessa. Forse votiamo Laburista da 45 anni e ora che minacciano di aumentare le nostre tasse, decidiamo di votare per il Partito Conservatore che si impegna ad attuare politiche più in linea con le nostre preoccupazioni egoiste. Invece di diventare attivisti e unirci con gli altri per fare un cambiamento reale in tutto il mondo, pensiamo principalmente a noi stessi e deleghiamo al governo tutta la responsabilità di migliorare la società come se i politici fossero i nostri genitori e noi i figli a carico. Nel frattempo il governo, al fine di rimanere al potere e facendo ricorso ai pregiudizi dei singoli elettori, crea intricati schemi e investimenti redditizi, giocando con le distruttive forze del mercato che non capisce. Mentre ci preoccupiamo dei nostri mutui e dichiariamo una crociata personale per la nostra felicità privata, permettiamo ai politici ignoranti di  liberare le forze della commercializzazione che hanno causato un tale devastante effetto alla nostra società e all’ambiente e alle prospettive delle generazioni future. E poi incolpiamo il sistema per tutti i problemi sociali ed economici che ne risultano, senza riconoscere il ruolo che abbiamo svolto nel rallentare il flusso naturale della creatività, della giustizia, della libertà e dell’evoluzione umana su questa terra.

Perché non riusciamo a percepire, attraverso la consapevolezza interiore, il nostro ruolo auto-imposto nella creazione della fatica e delle divisioni quotidiane che ci piace chiamare il sistema. Quanto spesso incolpiamo il capitalismo in particolare senza comprendere le divisioni che questo crea nella nostra mente e che sono, in sé, l’essenza stessa di un “ismo”. L’atto di votare è un’espressione diretta di un “ismo” quando deleghiamo il nostro potere ai politici e poi incolpiamo il sistema quando tutto va storto, incuranti della nostra inazione e apatia. Tu ed io stiamo perdendo tempo a parlare di politica e di come la società dovrebbe essere governata e strutturata, se nel frattempo stiamo creando divisioni tra l’uno e l’altro sulla base di “ismi” e ideologie opposte. Siamo noi che creiamo e rappresentiamo gli “ismi” in tutte le loro forme, non meno importanti gli “ismi” politici a cui ci leghiamo come pretesto per nascondere la nostra paura, egocentrismo e auto-compiacimento. Tu sei Laburista; io sono Conservatore. Il mio governo non è d'accordo con il tuo; andiamo in guerra a causa di un’ideologia. Entrambe le situazioni nascono dallo stesso modo di pensare e siamo noi, la gente, che soffre per le divisioni psicologiche che tutti abbiamo creato, anche se il mondo sta lentamente morendo intorno a noi. Non possiamo sfuggire alla nostra colpevolezza collettiva, nemmeno ritirandoci in comunità auto-sufficienti e quindi separandosi fisicamente e psicologicamente dal resto della società. Fintanto che l’umanità sta morendo, anche noi moriremo, in un modo o nell’altro, a meno di non cambiare completamente il nostro modo di vivere su questa terra. 

L’elusività del capitalismo

Se guardiamo da vicino e percepiamo in termini psicologici ciò che il capitalismo sta facendo alle persone e al pianeta, e come questo modo di organizzare la società sia privo di restrizioni, allora non ci rimangono che questi elementi di base: auto-compiacimento, avidità, cecità, e soprattuto un’arroganza collettiva. Quindi se il capitalismo è marcio, allora siamo tutti marci, perché rappresentiamo il comportamento umano che ha creato e sostenuto questo sistema iniquo attraverso le generazioni. Infatti ciò che noi chiamiamo capitalismo nella sua versione più pura non esiste più; tutto quello che vediamo oggi è l’abuso di quel principio orfano e corrotto, in opposizione ferrea al principio della condivisione. La vecchia idea del capitalismo insegnata nelle università è scomparsa negli ultimi decenni, interamente sostituita da quei comportamenti umani vergognosi, mentre l’idea di condividere in termini politici ed economici è quasi completamente svanita e, a malapena, viene compresa dai più alti livelli dei nostri governi esistenti. 

Quindi incolpare il sistema dei problemi dell’umanità indica solamente la nostra mancanza di serietà, maturità e consapevolezza. Separarci l’uno dall’altro castigando la società e il sistema ci allontana l’uno dall’altro e questa separazione psicologica alla fine si trasforma in indifferenza verso il resto dell’umanità. Noi preferiamo continuare a vivere confortevolmente isolati all’interno di queste piccole scatole che chiamiamo “la mia vita” e “i miei diritti”, noncuranti del vuoto della nostra routine quotidiana mentre lavoriamo, dormiamo e lottiamo per vivere. Pensiamo a noi stessi, prima di tutto, privilegiando innanzitutto le vacanze, la pensione, il divertimento e le migliorie domestiche; ‘non voglio essere disturbato’ dovrebbe essere il segno che portiamo sopra la testa. Naturalmente non c’è niente di sbagliato nel vivere umilmente nell’agio circondati da belle cose, ma affinché i ricchi possano vivere tranquillamente nell’agio devono assicurarsi che tutti gli altri hanno quello di cui hanno bisogno, altrimenti ci vorranno guardie del corpo e recinti di sicurezza per proteggere questa vita agiata. Anche i poveri, se rimangono sempre demoralizzati e apatici, sono fortemente condizionati ad accettare le ingiustizie del nostro mondo diviso e sono quindi poco inclini ad unirsi e mettere in discussione il sistema. Il nostro auto-compiacimento, sostenuto emotivamente da tanto tempo dalla paura e dalla mancanza di auto-conoscenza, è diventato quasi genetico. Così alla fine diventiamo spiritualmente morti e dimentichiamo lo scopo più elevato e il potenziale creativo degli esseri umani. Ed è questa separazione psicologica che ha reso l’evoluzione dell’umanità così lenta e dolorosa. 

Da questo punto di vista, ciò che chiamiamo il sistema può essere definito in termini semplici come il nostro atteggiamento erroneo sia nei confronti delle relazioni umane all’interno della nostra società, sia tra i popoli di nazioni diverse. Se percepiamo psicologicamente che la società non è altro che un’estensione di noi stessi e che siamo noi il sistema, in entrambe le manifestazioni nazionali e internazionali, allora non diremo più ‘è sempre stato così’ quando veniamo in contatto con la povertà, l’ingiustizia e la corruzione. Tutta la dinamica della mia coscienza cambierà fondamentalmente una volta riconosciuto che nessuno può essere assolto dai problemi dell’umanità e come minimo parteciperò alle manifestazioni per la libertà e la giustizia che erompono in ogni paese. L’auto-compiacimento di quelli che incolpano il sistema e poi non fanno nulla per cambiare la situazione è, in verità, una forma di ciarlatanismo. Non fa differenza se siamo ricchi o poveri; un modo di vivere in cui cerchiamo solo il nostro agio e la felicità personale, ignari e indifferenti alle crisi che minacciano il mondo è un atteggiamento pericoloso da mantenere sia per noi stessi che per gli altri. Con un tale atteggiamento verso la vita umana, come possiamo lamentarci quando le forze di mercato ci scatenano e causano divisioni e distruzione diffusa? Ora che la commercializzazione è entrata nelle nostre vene, l’auto-compiacimento collettivo ha raggiunto tali proporzioni epidemiche che probabilmente dovremo iniziare ad ascoltare i fanatici che parlano di un cataclisma globale e di Armageddon.

La nostra complicità a Natale

Non c’è migliore illustrazione della nostra tacita complicità nel sostenere il sistema che la celebrazione del Natale, quando consumiamo senza freno derubando la nostra fragile e sfortunata terra nei negozi del centro in nome di Gesù. Quanti di noi riciclano e affermano i nostri valori ambientali e poi mandiamo all’inferno i nostri principi il 25 dicembre - poiché dobbiamo festeggiare a qualsiasi costo. E poi non riusciamo a riconoscere che spendere così tanto denaro per doni costosi è un atto di conformismo e sostanzialmente un'abnegazione della la nostra intelligenza e libertà. Anche se non abbiamo soldi, preferiamo indebitarci per acquistare regali per gli amici e i parenti perché dobbiamo mantenere l’immagine di un certo stile di vita. Nonostante il debito insostenibile di milioni di persone e di ogni singola nazione, sia in termini finanziari che ecologici. Nonostante la consapevolezza profonda che viviamo psicologicamente separati l’uno dall’altro in questo periodo di enormi stress e sofferenze. Malgrado ciò celebriamo in nome di un padre sfuggente e barbuto che siede in cielo, in nome di una famiglia felice che si gode l'opportunità di “stare ancora insieme”, per riempire il vuoto della nostra esistenza internamente desolata e condizionata, e per ingannare i nostri bambini con tutti quei doni inutili - così che ogni bambino diventa un candidato adatto ad un esperimento di Pavlov ad ogni Vigilia di Natale. E poi ci inganniamo dicendoci che la distruzione della terra è colpa dei nostri governi, delle corporazioni o del sistema, quando siamo noi congiuntamente responsabili di tutto quello che sta accadendo al nostro mondo. 

Non si tratta di condannare le feste natalizie o di criticare le celebrazioni di altre persone, ma semplicemente di indagare imparzialmente sulla realtà di ciò che sta succedendo oggi. Non si tratta di giudicare o puntare il dito perché siamo tutti colpevoli dei problemi del mondo e nessuno può essere esonerato; come abbiamo già stabilito. Si tratta invece di chiederci in tutta onestà: cosa ha a che fare il Natale, come lo conosciamo oggi, con l’amore o Gesù? Dobbiamo avere il coraggio e la sincerità di affrontare questa domanda e poi trovare tranquillamente una risposta interiore. Che senso ha  fingere che “la vita continua” ripetendo gli stessi saluti ogni anno, più e più volte; ‘Buon Natale’, ‘Buon Anno’?  Che tipo di saluti sono quando ogni anno non cambia niente? Quando ogni giorno è così pieno di paura, stress e insicurezza che molti si suicidano? Quando la maggior parte di noi soffre a vari livelli di depressione, solitudine e il dolore segreto di vivere psicologicamente separati l'uno dall’altro? E soprattuto quando tutti soffriamo di una povertà spirituale che nascondiamo così bene dietro un’immagine fabbricata per farci sembrare idonei e normali nella società quotidiana - un’immagine di noi stessi costruita attraverso tanto stress e tante tensioni che dobbiamo mantenere per decenni e, spesso, per tutta la vita. 

Proseguiamo cercando di capire perché a Natale uccidiamo così tanti milioni di animali e abbattiamo così tanti alberi in nome di un cosiddetto spirito natalizio spurio, soltanto per poterci godere la nostra cena festosa tra risate indifferenti a quello che sta succedendo nel mondo fuori dalle mura domestiche. E così entro il 1° gennaio di ogni anno, tante delle risorse della terra vengono distrutte e sprecate per colmare il vuoto nella nostra ansiosa e superficiale esistenza, come se l’amore di Gesù esistesse nelle nostre case solo ogni 25 dicembre. Alla fin fine tutta questa distruzione e auto-indulgenza sono state perseguite senza un vero scopo morale, solo in nome di una semplice credenza - una credenza che la chiesa ci ha propinato per millenni con il suo labirinto di creazioni distorte, come tristemente molti di noi siamo sempre di più consapevoli. Forse ci diciamo che acquistare così tanti doni è un’espressione del nostro amore e affetto, ma perché questo amore deve essere espresso cronologicamente in una data specifica? È davvero amore, o conformità e condizionamento basati sulla negazione della nostra intelligenza e una ‘credenza in una credenza’? In tal caso l’acquistare massificato di regali di Natale, alberi di Natale e così tanto cibo e bevande è un atto sociale privo di amore e libertà e inevitabilmente caratterizzato da disagio mentale o spirituale - perché la conformità non può esistere senza le sue radici nella paura. È un atto automatico e sconsiderato nella sua violenza verso questa terra, e questo è, alla fine, dannoso alla nostra consapevolezza e creatività interne. È una menzogna inconscia che ripetiamo anno dopo anno in cui perpetriamo il sistema stesso che dichiariamo di detestare, mentre distogliamo lo sguardo dalla nostra complicità collettiva, dall’ipocrisia e dall’auto-compiacimento. 

Siamo tutti ciarlatani

Non dimentichiamo che siamo tutti parte di questa realtà, e siamo tutti ciarlatani in qualche misura per il solo fatto di essere membri di questa nostra società. E festeggiare il Natale non è un crimine, quindi guardiamo noi stessi senza condanna, ma con tanta umiltà. Cerchiamo di essere consapevoli di ciò che stiamo facendo e renderci conto del fatto che costituiamo il sistema stesso che detestiamo, che contribuiamo al sistema che ci soggioga tutti, anche se non vogliamo vedere il ruolo che abbiamo nella creazione di questo ordine sociale maligno. Insieme osserviamo l’interdipendenza di tutto ciò che sta succedendo nel mondo, e chiediamoci se possiamo celebrare il Natale in un modo differente e veramente affettuoso. Perché non è l’amore di Cristo che inspira le nostre feste, ma piuttosto le forze della commercializzazione che stanno banchettando sul nostro condizionamento e conformità, e ora stanno tenendo un coltello alla nostra gola. Questa è la verità di ciò che è  realmente in corso, e chiunque abbia osservato le code degli acquirenti disperati nelle vendite natalizie può testimoniarlo. Le multinazionali si nutrono sfruttando il nostro riflesso condizionato all’acquisto a tutti i costi, mentre le banche crescono sfruttando il nostro desiderio conformista che ci indebita sempre di più. E quando l’intero sistema di credito diventa insostenibile e crolla sono i governi che salvano le banche avventate per cercare di rianimare l’economia in crisi, ma siamo NOI a cercare di continuare la nostra presunta normalità, siamo noi a tornare rapidamente ai nostri precedenti comportamenti egoisti sostenendo così consciamente questo sistema iniquo. Anche se la situazione mondiale è ora così insicura che molto presto non ci potranno essere più salvataggi - né per i ricchi né per i poveri. E TUTTAVIA celebriamo ogni 25 dicembre, anche se non ha assolutamente niente a che fare con Cristo o quello che ha detto. Tutti sappiamo le ultime parole di Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (ēlî ēlî lamâ azavtanî). Ma oggi è come se l’umanità stesse silenziosamente e consciamente dicendo: “Dio mio, perché TI abbiamo abbandonato permettendo alla commercializzazione di dominare le nostre vite, dissacrando il tuo santo regno e rinunciando al tuo insegnamento sui giusti rapporti umani?”  

La realtà è che il 25 dicembre è un giorno triste e terribile, perché nello stesso momento in cui celebriamo la nascita di Cristo ci sono molti milioni di uomini, donne e bambini che sono privi delle necessità fondamentali della vita, per non parlare del lusso di un banchetto di Natale. Al rintocco di mezzanotte il primo gennaio ci auguriamo un felice anno nuovo nel momento preciso in cui migliaia dei nostri fratelli e sorelle sono prossimi alla morte in  paesi lontani - quasi come se celebrassimo quelle evitabili morti a causa della fame, della malnutrizione e delle malattie. Forse possiamo ancora controbattere che è sempre stato così, ma celebreremmo gioiosamente Natale e Capodanno se qualcuno fosse morto nella nostra famiglia, Dio non voglia? Allora perché non facciamo niente per le 40,000 persone che muoiono ogni giorno a causa della povertà, e non ci facciamo neanche caso? In questi momenti, quello che stiamo festeggiando è infatti la nostra libertà auto-proclamata di rimanere auto-compiaciuti, ignoranti e immaturi dietro i soliti alibi: “la vita è breve”, “si vive solo una volta”, “andiamo a divertirci”. Come esperimento per una vigilia di Capodanno, cercate di non fare niente quella sera e invece rimanete a casa da soli, senza guardare la televisione o comunicare con nessuno. E poi guardate come vi sentite soli a mezzanotte, sapendo che tutti la fuori stanno facendo festa divertendosi. In quel preciso momento immaginate di soffrire di fame acuta e di non avere nessuna prospettiva di ottenere cibo, mentre il resto del mondo prosegue  spensieratamente le sue celebrazioni del nuovo anno: Come vi sentireste?  

Per quanto drammatico sembri, il fatto rimane che il nostro auto-compiacimento su scala globale è così pericoloso che uccide altre persone. Il nostro auto-compiacimento uccide i poveri direttamente o indirettamente, ma anche ci uccide lentamente in senso spirituale e morale, mentre continuiamo a perseguire un modo di vivere separato dal resto dall’umanità. Tutti sappiamo che la gente sta morendo di povertà da qualche parte del mondo, ma quanti di noi fanno qualcosa? Solo pochissimi. In questo caso non esiste una differenza morale tra le nostre celebrazioni a Natale e la famiglia mafiosa che uccide molte persone, e poi partecipa alla messa il giorno di Natale in memoria di Gesù e del suo messaggio. Naturalmente godersi la vita è un’espressione naturale di gioia e di bellezza, ma quale genere di divertimento può esserci in mezzo a milioni di poveri genitori che guardano, nelle loro braccia, il loro bambino morire di malnutrizione? In mezzo a così tante persone povere senza casa e disperate intorno a noi, non importa dove viviamo nel mondo? E in mezzo a così tanto cibo abbondante e altre risorse essenziali che sono spudoratamente sprecate e non condivise con quelli che ne hanno disperato bisogno? Tuttavia quando finiscono i nostri festeggiamenti e continuiamo a leggere nei giornali quotidiani, siamo spesso disgustati quando un miliardario costruisce un enorme palazzo in mezzo agli abitanti delle slum, o in un quartiere molto povero, senza renderci conto che viviamo esattamente nello stesso modo su base globale o sociale. Non ci vergogniamo, o è il nostro auto-compiacimento così culturalmente radicato che ora siamo diventati completamente indifferenti? 

Auto-compiacimento planetario

Rifletti da solo cercando di comprendere oggettivamente come il nostro auto-compiacimento individuale, l‘auto-compiacimento della nostra famiglia e l’auto-compiacimento della nostra nazione continuano da così tanti anni che la povera gente che muore di fame in tutto il mondo è ora la norma. È un auto-compiacimento planetario che effettivamente afferma: “è il loro destino di perire nella povertà, e non ha niente a che fare con me”. Quindi i nostri governi non fanno nulla per impedire a migliaia di persone di morire inutilmente ogni giorno, perché noi tutti gli abbiamo permesso di farla franca. Così anche noi siamo il sistema, e il sistema è noi: tutto è interconnesso. Finché la persona comune continua ad agire nell’indifferenza, finché “io” non faccio niente per difendere la giustizia, allora tutti i banchieri e le grandi corporazioni non possono essere accusate di fare soldi in mezzo alla miseria e alla distruzione. 

Per quanto tempo faremo finta di essere sordi e muti rifiutando di ascoltare le grida di milioni che soffrono o addirittura di parlare di questi problemi alle nostre famiglie e amici? Per quanto tempo ci inchineremo all’autorità dei politici con le loro oscure politiche basate sull’ideologia e sull’egoismo, che ha permesso alla commercializzazione di rubarci l’amore e l’affetto dei nostri bambini. Per quanto tempo rimarremo condizionati dalle regole di un “ismo” che in sé genera divisione, cecità mentale e brutalità - gli “ismi ” che ci dicono che fare, quale via seguire, come essere felici e per chi votare? E per quanto tempo rimarremo così spaventati e addormentati, negandoci la libertà di vivere ogni giorno come se fosse un nuovo giorno? Ora più che mai, è finalmente arrivata l’ora di smettere di reprimere la nostra vera natura - cioè essere umani compassionevoli e premurosi nati per esistere!  

Tutti noi abbiamo provato quei momenti molto personali quando siamo soli a casa, seduti sul letto guardando il pavimento. Riflettendo sulle nostre vite, pensiamo alla futilità di chi si impegna a lavorare così duramente per pagare l’affitto o il mutuo, con la costante incertezza e la preoccupazione di perdere il lavoro o la casa. Pensiamo a tutto il dolore sepolto in noi stessi, i momenti di effimero appagamento e la solitudine sempre presente, ma non espressa. I sorrisi che abbiamo ricevuto e tutte le lacrime che abbiamo versato. Il desiderio incessante di essere felici e amati. Il desiderio disperato di trovare il partner giusto; il successivo matrimonio; il divorzio straziante. L’unitile e stressante immagine che dobbiamo mantenere per essere accettati in una società moralista, insincera e avida. L’ansia che ci tormenta nei sogni e la paura di diventare vecchi e indesiderati. E la televisione che mostra in continuazione gli stessi politici, gli stessi volti monotoni e gli innumerevoli, banali quiz e programmi. Seduti su quel letto con una visione senza speranza del nostro rapporto con il mondo, siamo suscettibili di chiederci come la società ci abbia resi così indifferenti alle sofferenze degli altri. E come il sistema sia riuscito a diminuire la nostra compassione per tutto ciò che vive, allontanandoci dai nostri bambini e dalla natura, esaurendo quel poco d’amore che è rimasto nei nostri cuori. Tutti noi ci ricordiamo quei momenti in cui ci sentiamo arrabbiati, colpevoli e inutili, in cui la vacuità e la disperazione travolgono i nostri pensieri e in cui finalmente decidiamo di spegnere la luce e coprire la nostra testa con la coperta, chiedendoci in silenzio se la vita può essere solo questo!

Il vero Natale

Alla luce di tutte le sofferenze e di tutti i problemi critici nel mondo, quale modo migliore per celebrare il Natale quest’anno che andare in strada a manifestare pacificamente per la fine della povertà e dell’ingiustizia. Per dire: smettiamola di tagliare gli alberi! Smettiamola di acquistare regali stravaganti! E poi facciamo sentire la nostra voce affinché tutta la gente del mondo sia nutrita e curata. Non sarebbe il migliore Natale che abbiamo mai conosciuto, considerando il fatto che migliaia di persone stanno morendo ogni giorno per cause legate alla povertà? Perché allora esprimeremmo non solamente la lealtà e l’affetto alla nostra famiglia e ai nostri amici, ma saremmo anche in sintonia emotiva con l’intero mondo. Se Gesù stesse camminando tra noi oggi, forse sarebbe quello che ci chiederebbe di fare. Non vorrebbe che noi continuassimo con le nostre feste indulgenti prive di vero amore. Il minimo che potremmo fare in memoria è di organizzare incontri per aiutare i poveri e poi pensare alle esigenze degli altri e dell’ambiente. Ad esempio, se solo per un anno potessimo astenerci dal festeggiare il Natale e il nuovo anno con una spesa massiccia e un sovra-consumo, pensate a ciò che potrebbe essere fatto con tutti i soldi che risparmiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle che stanno morendo di fame e malattie.  

Immaginate quali problemi potremmo risolvere insieme se tutti quei soldi fossero accumulati e ridistribuiti a coloro che ne hanno urgentemente bisogno, e che tipo di Natale sarebbe. Immaginate come i nostri bambini griderebbero di felicità in mezzo ad un’esplosione di buona volontà mondiale e pensate al potere e alla libertà espressi in ogni paese, con milioni di persone unite sotto la bandiera di “Una Umanità”. Una voce unica e universale che è libera da credenze, libera da “ismi”, libera dall’autorità e libera di esprimere la dignità e la bellezza dell’essere che siamo veramente. Forse allora sentiremmo la presenza sempre semplice del Cristo, ancora una volta finalmente fra noi.  

Non stiamo parlando di inviare più pacchi ai poveri nel nome della carità natalizia, che non ha niente a che fare con la rivoluzione psicologica e spirituale che qui stiamo immaginando in termini umani. È arrivata l’ora di  eliminare il condizionamento alla carità dalle nostre menti, perché è un modo indegno di interpretare l’amore. La carità non è solo indegna ma anche offensiva sia al donatore che al destinatario, perché dopo il dono, continuiamo con il nostro modo auto-compiaciute di vivere invece di aiutare i poveri ad ottenere giustizia, o cambiare in qualche modo la società e la nostra coscienza. E la persona povera non dirà nulla perché non lo fa mai, specialmente nei paesi più impoveriti dove non fanno altro che morire di fame. Forse doniamo a cause caritatevoli a Natale, e questa è una cosa necessaria da fare, ma dopo agiremo come se nulla fosse accaduto e presto ci dimentichiamo della nostra causa prescelta. Quindi banalizziamo la povertà e l’ingiustizia sociale facendole diventare la norma, e noi stessi diventiamo parte del motivo per cui tali disuguaglianze e sofferenze continuano ad esistere.  

Quindi, uniamoci invece di inviare altri pacchi ai poveri, e chiediamo che i nostri governi pongano fine alla povertà una volta per tutte - non attraverso la carità paternalistica, ma ridistribuendo le risorse eccedenti della nostra nazione in base alla giustizia e ai giusti rapporti umani. Uniamoci a centinaia di migliaia per le strade di ogni capitale e chiediamo che i nostri governi facciano un inventario di tutto quello che abbiamo e di cui non abbiamo bisogno, e confrontiamolo con le esigenze di altre nazioni. Questa non è una cosa strana da chiedere; quando si cambia casa, ogni famiglia è abituata a fare l’inventario di tutto ciò che ha per scoprire quello di cui non ha bisogno, che poi viene in gran parte donato in beneficienza. Ora chiediamo che ogni governo faccia il suo inventario delle risorse eccedenti  della nazione e poi attraverso le Nazioni Unite organizzi la ridistribuzione di queste eccedenze a quelle regioni del mondo più bisognose - che non è carità se viene istituita attraverso nuovi accordi intergovernativi che possano garantire, in perpetuità, l’eliminazione dell’indigenza che porta alla morte e a malattie evitabili. Sappiamo che tanti paesi producono molto di più di quello di cui hanno bisogno, soprattutto in termini di grani e altri prodotti alimentari essenziali; chiedere che la famiglia delle nazioni faccia un inventario globale di tutto ciò che è prodotto in eccedenza non è una richiesta irragionevole, e che poi finalmente collaborino per condividere le risorse del mondo per debellare la fame e la povertà estrema. E se il nostro governo si rifiuta di farlo, scendiamo in strada in tal numero che il potere schiacciante della voce popolare porterà al potere i politici giusti, quelli ben preparati a servire la crescente richiesta di libertà, uguaglianza e giustizia.  

Riportare in vita l’insegnamento di Cristo

Non stiamo suggerendo di non celebrare il Natale, purché continuiamo questa tradizione in modo più umile e amorevole l’uno verso l’altro e verso la terra. Non possiamo commemorare la nascita di Cristo attraverso una mente condizionata senza tenere in conto la moralità o la realtà di ciò che sta succedendo oggi - compresa l’indigenza di massa e la fame diffusa, la distruzione del mondo naturale causata dalle multinazionali per alimentare i nostri enormi consumi e la letale concorrenza globale per le ultime scorte di risorse del pianeta. Non possiamo considerare il Natale come un rito religioso se ci preoccupiamo solo di cibo, bevande, regali e risate, e i gravi problemi del mondo vengono ignorati, mentre non menzioniamo nemmeno le parole Gesù, povertà o ingiustizia. Prendiamo le nostre bevande e organizziamo come minimo una manifestazione di massa in strada, e dimentichiamoci delle decorazioni natalizie e dei tacchini arrostiti. E se vogliamo ricordare Gesù, condividiamo il cibo nelle nostre case in modo umile e senza doni costosi, la solita ingordigia o il commercialismo e il grossolano materialismo che impoveriscono questo presunto santo periodo  dell’anno. Utilizziamo invece il giorno di Natale come un’occasione per mettere in pratica i giusti rapporti umani con la nostra famiglia e gli amici, e dimostriamo il nostro amore servendo l’un l’altro durante il breve periodo di vacanza che trascorriamo insieme - che ci porterà più vicino alla memoria di Gesù di qualsiasi rito eseguito nel suo nome. Non c’è dubbio che questo avrebbe un grande effetto sui nostri figli, in particolare, e ci aiuterebbe tutti ad acquistare consapevolezza del semplice insegnamento di Cristo. 

Se vogliamo sperimentare la presenza e l’energia di Cristo a Natale, non succederà mai mentre ci sediamo a perdere tempo in chiacchiere inutili mangiando troppo e ubriacandoci. Perché la vera natura del Cristo è l’amore incondizionato e l’abnegazione nel servizio, come tutti sanno. Molte persone stanno aspettando l’arrivo del grande giorno in cui Cristo ritornerà agli affari quotidiani degli uomini, ma dimentichiamo che ci sono innumerevoli testimonianze (dichiarazioni) della presenza del Cristo che stanno già avvenendo ogni giorno intorno a noi. Quando si prova la gioia di incontrare qualcuno che si ama dopo molti anni di assenza, è una testimonianza (dichiarazione) del Cristo e del Suo amore. Quando un uomo ferito gravemente viene salvato da Medici Senza Frontiere in una zona di guerra, l’energia del Cristo è lì quando l’uomo, una volta guarito, stringe con gratitudine la mano del medico straniero. Oppure, quando sfamiamo qualcuno che è povero e affamato e vediamo la gratitudine nel suo sguardo mentre mangia, questa è una testimonianza (dichiarazione) della presenza del Cristo fra due persone. Riusciamo ad immaginare che grande evento planetario che avrebbe luogo quando ci uniamo per le strade per la libertà e la giustizia, quando riconosciamo finalmente il principio di Cristo entro l’un l’altro come fratelli e sorelle e quando domandiamo insieme che i nostri governi condividano le risorse del mondo? Quando sentiamo compassione l’un per l’altro e per quelli meno fortunati di noi, e non c’è più alcuna divisione fra i popoli di ogni paese, ma solo un unico Amore? Pensiamo a Cristo come il Signore dell’Amore, che ha visitato una volta il mondo degli uomini, per risvegliare quel principio dentro di noi, ma se esprimete veramente amore per gli altri, allora anche voi siete liberi, sia interiormente che esteriormente. L’interconnessione tra amore e libertà è molto intima e reale, quindi se il Cristo è l’incarnazione dell’amore, allora Egli è anche il Signore della Libertà. Quindi, se vogliamo conoscere la vera natura del Cristo questo Natale, uniamoci in manifestazioni e prendiamo posizione a favore di un nuovo ordine sociale (ispirato da principi divini), una nuova terra e una nuova rivelazione, e insieme sperimentiamo quello che potrebbe accadere.

Per un attimo, chiudete gli occhi e immaginate di essere il Cristo. Guardando il mondo con gli abissi di sofferenza, ingiustizia e privazione, decidi di tornare al centro di questo caos per impartire ancora una volta il tuo insegnamento. Come inizieresti il tuo lavoro sapendo che l’uomo è sprofondato in un oceano profondo di credenze e complessità, in cui la semplicità è quasi inesistente e il condizionamento mentale ha raggiunto il suo picco? Sapendo anche che ti aspetta l’opposizione inesorabile di gran parte dell’umanità per perseguitarti con rabbia e ostilità, e che prima di camminare ancora tra la gente, una voce dal cielo ti dirà: “Figlio Mio, ricordati che è vietato interferire con il libero arbitrio”. Inoltre, dei poteri oscuri ti aspettano per giocare una partita di scacchi molto scaltra, una gara inscrutable appositamente creata per te dalle forze della commercializzazione che sanno, benissimo, che i Re e le Regine in questo gioco sono abilmente fatti non di legno, ma di libero arbitrio. Come faresti ad aiutare questo mondo sfortunato, e da dove inizieresti?

Fondere la voce della gente

Potremmo chiederci quale ruolo svolge la chiesa nell’affrontare questa realtà, e se i sacerdoti riconoscerebbero il Cristo se Egli stesse camminando fra noi oggi. Sarebbe più opportuno chiederci se Gesù, riconoscerebbe la Sua chiesa e ciò che è diventata. I sacerdoti di oggi sembrano più preoccupati a reclutare credenti in un mitico Dio invece di seguire i semplici comandi di Cristo di servire e aiutare i poveri; oppure sembrano presi da dibattiti teologici arcani su ciò che Gesù avrebbe potuto dire così tanti anni fa, una figura che hanno posto da qualche parte “lassù” in un paradiso mitico e rimosso dal nostro mondo quotidiano. Mentre dovrebbero istruire il loro gregge per andare fuori e fare qualcosa per la giustizia, percepire la grave realtà della commercializzazione, percepire l’estrema necessità di una voce unificata del popolo del mondo. Al contrario, predicano un Gesù biblico come se non fosse più Gesù - cioè un uomo che ha radicalmente sovvertito lo status quo, ispirandoci ad amare i nostri vicini come noi stessi. E ora i leader della chiesa non offrono che retorica quando migliaia di persone stanno morendo di fame in tutto il mondo, continuando a propagare il loro ideale superfluo di essere un “buon cristiano”.

Preghiamo Cristo da duemila anni: non basta? Abbiamo costruito migliaia di meravigliosi templi per celebrare la sua gloria: non bastano? Non è il momento di dimenticare le nostre preghiere e il nostro culto e finalmente riconoscere il Cristo negli altri e in noi stessi, uniti sotto una bandiera che dice “libertà e giustizia per tutti”? Non è ora che il sacerdote metta da parte la sua tonaca e si unisca alle nostre voci che per strada richiedono la condivisione, la pace e la buona volontà? Perché non ci domandiamo: dove erano i sacerdoti quando le capitali erano sommerse da centinaia di tende e di manifestanti? Dove è l’ondata di sostegno popolare tra il clero ora che Papa Francesco ha preso posizione per la riforma economica e l’uguaglianza globale? E chi sono i veri sacerdoti della società moderna se consideriamo la terra come il santo tempio di Dio - è il clero che passa il suo tempo in rituali e confessioni vane, o sono gli attivisti per Greenpeace e migliaia di altri gruppi che lottano per difendere e sostenere i diritti di Madre Natura?

Il ruolo della chiesa è quello di guarire, condurre, proteggere, insegnare e rendere consapevoli, ma sembra che siano dei comuni cittadini impegnati a fare questo lavoro per la chiesa al suo posto. Quindi l’unico modo per riformare la chiesa in linea con gli insegnamenti semplici di Gesù è schierarsi con la voce unita del popolo, come molti attivisti religiosi stanno cominciando a fare nonostante la diffusa resistenza clericale. Se le chiese cristiane e cattoliche non abbandonano la loro distorta concezione della divinità e del Cristo, arriverà l’ora in cui rimarranno sommersi da un mare di cambiamenti che dilagheranno prevedibilmente in tutto il mondo, come già dimostrato dagli antichi edifici religiosi in vendita in cui nessuno vuole più andare. Ma se la chiesa percepisce l’amore e la presenza di Cristo nella emergente voce della gente, se si muove in sintonia con l’opinione pubblica a favore di nazioni più libere e uguali, allora ha un ruolo importante da svolgere nella grande trasformazione sociale che ci aspetta. Siamo tutti responsabili, indipendentemente dal nostro colore, dal credo o dalla posizione sociale, di partecipare alla creazione di questa richiesta collettiva per la giustizia, di riconoscere gli effetti malefici di una cultura schiavizzata dalla commercializzazione, e di fare sentire ai nostri governi la nostra voce insieme a milioni di altri. In questo modo, c’è ogni motivo per credere che il principio della condivisione sarà presto riconosciuto come l’ultima soluzione rimasta ai problemi del mondo.


Mohammed Mesbahi è il fondatore di STWR.

Assistenza editoriale: Adam Parsons.

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